Libero Consorzio Comunale di Caltanissetta
(L.R. 15/2015)
già Provincia Regionale di Caltanissetta

 
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Viaggio nel Palazzo

 

La nascita

     Un momento importante nella vita della Sicilia è quello della nuova ripartizione amministrativa del suo territorio avviata nel 1812, che di fatto conclude l'era feudale. La Sicilia è divisa in 23 Distretti, o Comarche: Caltanissetta è capoluogo del 22° Distretto, che comprende altri 14 comuni: Acquaviva, Campofranco, Delia, Marianopoli, Montedoro, Mussomeli, Resuttano, San Cataldo, Santa Caterina, Serradifalco, Sommatino, Sutera, Vallelunga e Villalba. La popolazione complessiva del Distretto si aggira sulle 65.000 unità, mentre la sola Caltanissetta ne conta circa 17.000.

     Di lì a poco c'è la reale e definitiva consacrazione storica della "provincia" nissena e del suo capoluogo. Con la nuova legge organica sull'amministrazione civile, datata 12 dicembre 1816 ed estesa alla Sicilia con il Regio Decreto 11 ottobre 1817 n. 932, il territorio dell'isola è diviso in 7 "Valli", amministrate da altrettante Intendenze. Caltanissetta è sede di Intendenza, e quindi "capovalle" (così come Palermo, Messina, Catania, Girgenti, Siracusa e Trapani) ed aggrega i distretti di Piazza Armerina e Terranova (Gela): del primo distretto fanno parte 8 comuni, e cioè Piazza Armerina, Villarosa, Calascibetta, Castrogiovanni (Enna), Valguarnera, Aidone, Pietraperzia e Barrafranca; del secondo fanno parte Terranova, Riesi, Butera, Mazzarino e Niscemi.

     Primo intendente di Caltanissetta (in pratica, l'antesignano del prefetto) è Antonino Paternò Castello, marchese di San Giuliano. Attorno all'Intendenza ruota l'amministrazione civile dell'epoca. Per quel che riguarda la provincia, il suo organo rappresentativo è il Consiglio provinciale, composto da un presidente e da 15 consiglieri, tutti di nomina regia: i consiglieri sono designati su proposta dei decurionati (i consigli civici) dei vari comuni del territorio provinciale. E' lo stesso intendente, però, a svolgere le funzioni esecutive dell' organo Provincia. Pochi, e peraltro non di rilievo, i compiti affidati al Consiglio: tra essi, l'esame delle proposte dei Consigli distrettuali (gerarchicamente inferiori al Consiglio provinciale), l'analisi del "conto morale" (consuntivo) reso dall'intendente, a fronte del "conto materiale" reso dai funzionari con responsabilità di maneggio di denaro pubblico, la predisposizione dello "stato discusso" (preventivo) provinciale.
 

     La nuova provincia al centro della Sicilia annovera, così, 28 comuni suddivisi in tre Circondari (Caltanissetta, Piazza e Terranova), per un'estensione territoriale complessiva di oltre 3.200 chilometri quadrati. La popolazione è di oltre 223.000 abitanti, secondo il censimento del 1861: ma è una cifra che, nell'arco di appena quarant'anni, aumenta addirittura di circa il 50 per cento e il censimento del 1901 rileva oltre 329.000 presenze (136.000 nel Circondario di Caltanissetta, 118.000 in quello di Piazza e 75.000 in quello di Terranova). Il "boom" demografico riguarda soprattutto i comuni minerari e con sbocco a mare (nel 1901 Caltanissetta ha 43.023 abitanti, Castrogiovanni 26.981, San Cataldo 18.090, Piazza Armerina 24.019, Terranova 22.019)

    Negli anni seguenti, il numero dei comuni nisseni cresce ancora: la Camera vota ed approva, il 27 gennaio 1911, la costituzione in comune autonomo di Buonpensiere (Bompensiere), fino ad allora frazione di Montedoro; con successiva approvazione del Senato (il 20 marzo) della legge n.252, nasce così il ventinovesimo comune della provincia. Il trentesimo comune è istituito con il Regio Decreto n.3032 del 30 dicembre 1923, grazie al quale le frazioni di Milocca e San Biagio, dipendenti rispettivamente dai comuni di Sutera e Campofranco, dopo anni di lotte politiche vengono accorpate in un unico comune autonomo, col nome di Milocca, (l'odierna Milena). E' il "massimo storico" quanto a numero di comuni, ma dura solo quattro anni. Infatti, con il R.D.L. n.1 del 2 gennaio 1927 che riordina le circoscrizioni provinciali in Italia, Castrogiovanni è elevata a capoluogo di provincia, staccandosi così dal nostro territorio assieme ai comuni dell'antico Distretto di Piazza e rilevando anche i comuni del Circondario di Nicosia. La provincia di Caltanissetta si ritrova, così, con otto comuni e oltre 130.000 abitanti in meno: e da allora si articola negli odierni 22 comuni.

(Testo a cura di Walter Guttadauria)

 

Il Palazzo Provinciale

Progettazione e costruzione

 

     La progettazione e la costruzione del Palazzo provinciale di Caltanissetta si può dire trovino precisa ed opportuna collocazione nella storia urbanistica della città. Caltanissetta, va ricordato, già capoluogo di provincia nel 1818, è eretta a diocesi nel 1844. Nella prima metà dell'Ottocento, insomma, è una città che accoglie varie istituzioni ed uffici pubblici e che - anche sul fronte economico - si apre a nuova vita, in quegli anni notevolmente caratterizzata dallo sviluppo dell'industria zolfifera. Ed è una città che, espandendosi, vuoI migliorare il suo tessuto urbanistico, affiancando alle tante ed eleganti abitazioni patrizie, imponenti edifici destinati ad uffici pubblici. Uno di questi è, per l'appunto, il Palazzo provinciale, indubbiamente uno degli edifici più belli della città. Di seguito, ecco alcuni cenni sulla storia della sua progettazione e realizzazione.

     Si può subito fare riferimento al fatto che anche questo edificio, così come molti altri costruiti in città nella seconda metà dell'800, è legato ad un nome importante nella storia dell'architettura di casa nostra, quello dell'architetto gelese (o, meglio, "terranovese" per usare la definizione dell'epoca), Giuseppe Di Bartolo. Di questi è, infatti, un grandioso progetto per la realizzazione di un monumentale edificio destinato ad ospitare assieme gli Uffici governativi, provinciali e comunali. Di Bartolo, peraltro, è già un nome noto in quella Caltanissetta che, appunto alla ricerca di un’elegante veste urbanistica, si va pian piano arricchendo di imponenti costruzioni (su progetti del Di Bartolo, ad esempio, saranno realizzati i palazzi Sillitti-Bordonaro e Lanzirotti di corso Umberto, e Benintendi di corso Vittorio Emanuele).

     Il progetto originario dell' architetto gelese, riunente i predetti uffici pubblici, risulta però eccessivamente complesso: il 13 aprile 1870 la Deputazione provinciale incarica, così, il proprio Ufficio tecnico di riesaminare e ridimensionare l'elaborato, per riferirlo ad un edificio nel quale accogliere gli uffici della Provincia e della Prefettura.
     Il 12 luglio 1870 la Deputazione delibera di erigere l'edificio in località "Tondo", un tempo caratteristica altura alle porte della città, ove poi sarebbe stato realizzato il viale Regina Margherita. Il Comune assegna l'area con deliberazione del successivo 27 luglio.

      L'elaborazione del ridimensionato progetto viene affidata ad un dipendente dell'ufficio tecnico provinciale, l'ing. Agostino Tacchini, che nel febbraio 1873 lo sottopone al vaglio della Deputazione, che lo approva. Quello stesso anno vengono appaltati i lavori all'impresa Gennuso-Vancheri, lavori che vengono diretti dallo stesso Tacchini con la supervisione dell'ingegnere capo della Provincia, cav. Giuseppe Rinaldi. Dal dicembre 1878 al gennaio 1882 la costruzione è sospesa a seguito dell'introduzione di varianti e modifiche al progetto, apportate dal nuovo direttore dei lavori ing. Stefano Musumeci, anch'egli dipendente dell'Ufficio tecnico. provinciale. Dopo quasi un quarto di secolo, e tra alterne vicende, il palazzo viene ultimato nelle strutture principali nel l897. Ci vorrà qualche altro anno per ultimare le rifiniture interne, le decorazioni, gli impianti, gli arredi.

     Il nuovo edificio viene ad occupare un'area di 3.445 metri quadri: misura 65 metri in lunghezza, 53 in larghezza e 22 in altezza. Nelle fondazioni è fatto uso di roccia della cava di Santa Lucia, mentre il rivestimento ai muri esterni, agli stipiti di architravi, finestre e di talune porte è realizzato con pietra da taglio delle cave di Comiso, usata anche per le cornici di coronamento, i fregi e i disegni. Per la muratura in generale, e per il rivestimento esterno nella parte basamentale, è invece impiegato pietrame delle locali cave di Sabucina. L'edificio si compone di un piano terra che si eleva di 8,25 metri, compreso l'ammezzato, del piano di fondazione, e di un unico primo piano sostenuto in parte dalle 40 colonne monolitiche in granito grigio dell'Isola d'Elba, che caratterizzano elegantemente l'atrio dell' edificio. Il palazzo accoglie, nel tempo, gli uffici della Provincia e della Prefettura, oltre all'elegante alloggio del Prefetto: ma ospita, altresì, l'Archivio provinciale di Stato, il Provveditorato agli studi e il Commissariato di Polizia, uffici che, più tardi, avranno sedi proprie.

     Al suo interno, l'edificio di viale Margherita accoglie ampie ed eleganti sale di rappresentanza, ove non vengono risparmiati addobbi e decori, che ne fanno una delle testimonianze di architettura civile di maggiore rilievo nel panorama dei beni monumentali del Nisseno. Il patrimonio artistico che custodisce invero non è molto ricco, ma comunque significativo, il che giustifica una breve "guida" all'interno del palazzo, alla riscoperta di tali testimonianze. Artisticamente parlando, la parte più interessante dell'edificio è quella che accoglie gli uffici della Provincia regionale, soprattutto per quel che riguarda gli affreschi e le decorazioni che adornano i saloni di rappresentanza del piano elevato: ma anche nell' ala occupata dalla Prefettura vi sono decorazioni degne di nota, come quelle realizzate dall' artista catanese Sozzi per l'appartamento del Prefetto.

     Elegantemente decorati sono la volta e le pareti dell'imponente scala principale d'accesso al palazzo, progettata da uno degli esponenti più famosi dell'architettura nissena dell'800, l'ing. Luigi Greco (peraltro dipendente dell'Ufficio tecnico provinciale). A lui si deve anche il progetto dell' aula consiliare, che ai lati della volta riporta effigiati tutti gli stemmi dei comuni dell'antica provincia di Caltanissetta (quando ancora comprendeva i comuni dell'Ennese) e le decorazioni dovute all'artista palermitano Giuseppe Cavallaro.

     Al centro del soffitto il grande dipinto (10 x 5 metri circa) del pittore Salvatore Frangiamore di Mussomeli (1853-1915), realizzato nel 1902 e raffigurante Cicerone che perora ad Enna contro Verre: un tema suggeritogli dallo storico Giovanni Mulè Bertòlo, all' epoca segretario capo della Provincia.

     Di autori non identificati sono gli affreschi delle volte delle sale che immettono all'Ufficio di presidenza, due dei quali riproducono panorami locali (il ponte Capodarso e il Castello di Pietrarossa), mentre gli altri sono ispirati a vari temi, anche mitologici.

     Nella stanza del segretario generale (già sala della deputazione provinciale) sei grandi medaglioni affrescati ai lati del soffitto riproducono altrettanti personaggi illustri nisseni dei secoli scorsi: Camillo Genovese da Caltanissetta, Prospero Intorcetta da Piazza Armerina, Filippo Cordova e Gaetano Scovazzo da Aidone, Giuseppe Alessi da Castrogiovanni e Paolo Emiliani Giudici da Mussomeli.

     Passando alle sculture, da segnalare innanzitutto le due di Michele Tripisciano nella stanza del presidente: la prima intitolata "Quei tempi non tornano più...", un mezzobusto in terracotta raffigurante il "primo studio dal vero di un vecchio settantacinquenne", per citare le parole incise dallo stesso autore dell'opera, realizzata a Roma nel 1883; la seconda è invece un mezzobusto raffigurante il Petrarca, che reca la data del 1875 (quando, cioè, lo scultore aveva appena 15 anni), conservata per tanti anni nell'Istituto provinciale "Umberto I”. Al Tripisciano è stato anche attribuito il gesso del "Bambino sdraiato" (corridoio antistante l'aula consiliare), con anno di realizzazione indicato nel 1913, cioè l'anno della morte dell'artista. Nello stesso corridoio è sistemato l'altorilievo in terracotta raffigurante "Il rimprovero di Socrate", di Vincenzo Biangardi (1860-1890), autore - assieme al padre Francesco - dei gruppi sacri del giovedì santo. Dello stesso autore è il bozzetto in gesso e legno del monumento funebre ad Ugo Foscolo, nella stanza del presidente.

     Sorvolando su altre sculture di autori moderni, un riferimento infine ad alcuni quadri di ritrattisti dell'800. Del già citato Frangiamore si conserva (nella stanza del direttore generale) il ritratto di Giuseppe Giudici, deputato al Parlamento - che del pittore fu il mecenate, realizzato nel 1891 (opera replicata l'anno dopo per il Comune di Mussomeli). Ad Andrea Castrogiovanni - anch'egli valente artista di origine palermitana - si devono invece i ritratti del barone Rigilifi (stanza del presidente del Consiglio provinciale) e dell' avvocato Tumminelli (stanza del segretario generale), quest'ultimo realizzato nel 1884.      
 

(Testo a cura di Walter Guttadauria)


 

 

                  

 

 

Lo Stemma Della Provincia Regionale di Caltanissetta

Lo Stemma

     È costituito da uno scudo su fondo amaranto, con al centro un' aquila dorata, sormontata da una corona d'oro che sorregge due rami, uno di quercia e uno di alloro. L'aquila porta al collo una corona d'oro, e sul petto lo stemma della città di Caltanissetta, costituito da una torre d'oro in campo vermiglio: l'aquila è adagiata su due cornucopie anch'esse in oro, ripiene di frutta e spighe di grano. Questa la dicitura contenuta nel Regio Decreto del 28 marzo 1938 con cui veniva "concesso" alla Provincia di Caltanissetta il seguente stemma: «Di rosso in tondo all'aquila dorata, dal volo abbassato, col capo rivolto, portante al collo una corona d'oro, poggiante sull'incrocio di due cornucopie d'oro ripiene di frutta e di spighe di grano al naturale. Nel petto dell'aquila, al centro, uno scudetto sannitico di rosso filettato d'oro, caricato di un torrione sormontato da due torrette aperte e finestrate del campo. Capo del Littorio di rosso (porpora) al Fascio Littorio d'oro circondato da due rami di quercia e d'alloro annodati da un nastro dai colori nazionali. Ornamenti esteriori da Provincia». Il "Capo del Littorio" fu sostituito, dopo il fascismo, dalla corona sannitica.

 

 

Gonfalone della Provincia Regionale di Caltanissetta
 

     E' costituito da un drappo di velluto di colore amaranto, con al centro un'aquila in oro sormontata da una corona anch'essa in oro, che regge due rami, uno di quercia e uno di alloro. L'aquila raffigurata presenta le stesse caratteristiche di quella descritta nello stemma.

     Il gonfalone dell'ente fu concesso con Regio Decreto del 21 settembre 1938, che riportava la seguente descrizione: «Drappo di colore rosso riccamente ornato di ricami d'oro e caricato dello stemma provinciale con l'iscrizione centrata in oro: Provincia di Caltanissetta.

    Le parti di metallo ed i nastri saranno dorati. L'asta verticale sarà ricoperta di velluto rosso con bullette dorate poste a spirale. Nella freccia sarà rappresentato lo stemma della Provincia e sul gambo inciso il nome. Cravatta e nastri tricolorati dai colori nazionali frangiati d’oro.

 

 

Presidenti, Commissari Delegati dal dopoguerra ad oggi

 

Nome

Titolo

Periodo Carica

TESTASECCA Conte Dott. Vincenzo Presidente Deputazione Prov.le 25/11/1943 - 05/08/1944
GUARINO Gr. Uff. Avv. Pietro Presidente Deputazione Prov.le 06/08/1944 - 12/03/1945
ROTIGLIANO Comm. Dott. Edoardo Commissario Prefettizio 13/03/1945 - 15/05/1947
CUCUGLIATA Dott. Venanzioo Commissario Prefettizio 16/05/1947 - 04/08/1947
GOZZO Dott. Gaetanoo Delegato Regionale 05/08/1947 - 12/09/1947
FlANDACA Cav. Uff. Avv. Francesco Delegato Regionale 13/09/1947 - 29/06/1950 (1)
SPINNATO Avv. Salvatore Delegato Regionale 26/06/1951 - 12/06/1955
SPATARO Avv. Francesco Delegato Regionale 13/06/1955 - 12/05/1959
ANDALORO Prof. Michele Delegato Regionale 13/05/1959 - 16/08/1960
FALLETTA Per. Agr. Cav. Raffaele Delegato Regionale 17/08/1960 - 10/12/1961
FALLETTA Per. Agr. Cav. Raffaele Presidente Amministraz. Straord. 11/12/1961 - 27/12/1970
MAIORANA Dott. Ferdinando Presidente Amministraz. Straord. 28/12/1970 - 23/04/1974
TAGLIALIAVORE Prof. Giuseppe Presidente Amministraz. Straord. 24/04/1974 - 21/09/1975
BUFALINO Prof. Giuseppe Presidente Amministraz. Straord. 22/09/1975 - 03/05/1976
AMATO Rag. Domenico Presidente Amministraz. Straord. 04/05/1976 - 08/05/1976 (2)
BUFALINO Prof. Giuseppe Presidente Amministraz. Straord. 03/06/1976 - 12/09/1980
BUTERA Dott. Filippo Presidente Amministraz. Straord. 13/09/1980 - 29/07/1983
CIGNA Dott. Cosimo Presidente Amministraz. Prov.le 30/07/1983 - 20/07/1992
FASULO Dott. Ernesto Presidente Provincia Regionale 21/07/1992 - 29/06/1994
RAMPULLA Dott. Vincenzo Presidente Provincia Regionale 30/06/1994 - 09/06/1998
COLLURA Prof. Filippo Presidente Provincia Regionale 10/06/1998 - 10/06/2003
COLLURA Prof. Filippo Presidente Provincia Regionale 11/06/2003 - 17/06/2008
FEDERICO Dott. Giuseppe Presidente Provincia Regionale 18/06/2008 - 14/11/2011 (3)
LI VECCHI Dott. Damiano Commissario Straordinario 01/02/2012 – 28/04/2013
SIRICO Dott. Raffaele Commissario Straordinario 29/04/2013 - 31/10/2014 (4)
GUAGLIANO Dott. Calogero Commissario Straordinario 09/12/2014 -
     

(1) Dal 29/06/1950 (data della morte dell'avv. Fiandaca) al 25/06/1951 la reggenza temporanea dell'amministrazione è affidata al vice delegato regionale avv. Martino Vittorio Russo.
(2) In data 08/05/1976 il rag. Amato presenta le proprie dimissioni di cui il Consiglio provinciale prende atto il 24/5 procedendo all'elezione del nuovo esecutivo nella seduta del 26/05/1976. Il nuovo presidente s'insedia il 03/06/1976.
(3) Dal 15/11/2011 (data di dimissione dell’On. Federico) al 31/1/2012 la reggenza temporanea dell’Amministrazione è affidata al Vice Presidente Dott. Calogero Salvaggio.
(4) Dal 4/11/2014 all'8/12/2014 è stato nominato, quale Commissario ad acta, il dott. Vincenzo Raitano.