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Il Palazzo Provinciale
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Progettazione e costruzione
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La progettazione e la costruzione del Palazzo provinciale di Caltanissetta si può dire trovino precisa ed opportuna collocazione nella storia urbanistica della città. Caltanissetta, va ricordato, già capoluogo di provincia nel 1818, è eretta a diocesi nel 1844. Nella prima metà dell'Ottocento, insomma, è una città che accoglie varie istituzioni ed uffici pubblici e che - anche sul fronte economico - si apre a nuova vita, in quegli anni notevolmente caratterizzata dallo sviluppo dell'industria zolfifera. Ed è una città che, espandendosi, vuoI migliorare il suo tessuto urbanistico, affiancando alle tante ed eleganti abitazioni patrizie, imponenti edifici destinati ad uffici pubblici. Uno di questi è, per l'appunto, il Palazzo provinciale, indubbiamente uno degli edifici più belli della città. Di seguito, ecco alcuni cenni sulla storia della sua progettazione e realizzazione.
Si può subito fare riferimento al fatto che anche questo edificio, così come molti altri costruiti in città nella seconda metà dell'800, è legato ad un nome importante nella storia dell'architettura di casa nostra, quello dell'architetto gelese (o, meglio, "terranovese" per usare la definizione dell'epoca), Giuseppe Di Bartolo. Di questi è, infatti, un grandioso progetto per la realizzazione di un monumentale edificio destinato ad ospitare assieme gli Uffici governativi, provinciali e comunali. Di Bartolo, peraltro, è già un nome noto in quella Caltanissetta che, appunto alla ricerca di un’elegante veste urbanistica, si va pian piano arricchendo di imponenti costruzioni (su progetti del Di Bartolo, ad esempio, saranno realizzati i palazzi Sillitti-Bordonaro e Lanzirotti di corso Umberto, e Benintendi di corso Vittorio Emanuele).
Il progetto originario dell' architetto gelese, riunente i predetti uffici pubblici, risulta però eccessivamente complesso: il 13 aprile 1870 la Deputazione provinciale incarica, così, il proprio Ufficio tecnico di riesaminare e ridimensionare l'elaborato, per riferirlo ad un edificio nel quale accogliere gli uffici della Provincia e della Prefettura. 
Il 12 luglio 1870 la Deputazione delibera di erigere l'edificio in località "Tondo", un tempo caratteristica altura alle porte della città, ove poi sarebbe stato realizzato il viale Regina Margherita. Il Comune assegna l'area con deliberazione del successivo 27 luglio.
L'elaborazione del ridimensionato progetto viene affidata ad un dipendente dell'ufficio tecnico provinciale, l'ing. Agostino Tacchini, che nel febbraio 1873 lo sottopone al vaglio della Deputazione, che lo approva. Quello stesso anno vengono appaltati i lavori all'impresa Gennuso-Vancheri, lavori che vengono diretti dallo stesso Tacchini con la supervisione dell'ingegnere capo della Provincia, cav. Giuseppe Rinaldi. Dal dicembre 1878 al gennaio 1882 la costruzione è sospesa a seguito dell'introduzione di varianti e modifiche al progetto, apportate dal nuovo direttore dei lavori ing. Stefano Musumeci, anch'egli dipendente dell'Ufficio tecnico. provinciale. Dopo quasi un quarto di secolo, e tra alterne vicende, il palazzo viene ultimato nelle strutture principali nel l897. Ci vorrà qualche altro anno per ultimare le rifiniture interne, le decorazioni, gli impianti, gli arredi.
Il nuovo edificio viene ad occupare un'area di 3.445 metri quadri: misura 65 metri in lunghezza, 53 in larghezza e 22 in altezza. Nelle fondazioni è fatto uso di roccia della cava di Santa Lucia, mentre il rivestimento ai muri esterni, agli stipiti di architravi, finestre e di talune porte è realizzato con pietra da taglio delle cave di Comiso, usata anche per le cornici di coronamento, i fregi e i disegni. Per la muratura in generale, e per il rivestimento esterno nella parte basamentale, è invece impiegato pietrame delle locali cave di Sabucina. L'edificio si compone di un piano terra che si eleva di 8,25 metri, compreso l'ammezzato, del piano di fondazione, e di un unico primo piano sostenuto in parte dalle 40 colonne monolitiche in granito grigio dell'Isola d'Elba, che caratterizzano elegantemente l'atrio dell' edificio. Il palazzo accoglie, nel tempo, gli uffici della Provincia e della Prefettura, oltre all'elegante alloggio del Prefetto: ma ospita, altresì, l'Archivio provinciale di Stato, il Provveditorato agli studi e il Commissariato di Polizia, uffici che, più tardi, avranno sedi proprie.
Al suo interno, l'edificio di viale Margherita accoglie ampie ed eleganti sale di rappresentanza, ove non vengono risparmiati addobbi e decori, che ne fanno una delle testimonianze di architettura civile di maggiore rilievo nel panorama dei beni monumentali del Nisseno. Il patrimonio artistico che custodisce invero non è molto ricco, ma comunque significativo, il che giustifica una breve "guida" all'interno del palazzo, alla riscoperta di tali testimonianze.
Artisticamente parlando, la parte più interessante dell'edificio è quella che accoglie gli uffici della Provincia regionale, soprattutto per quel che riguarda gli affreschi e le decorazioni che adornano i saloni di rappresentanza del piano elevato: ma anche nell' ala occupata dalla Prefettura vi sono decorazioni degne di nota, come quelle realizzate dall' artista catanese Sozzi per l'appartamento del Prefetto.
Elegantemente decorati sono la volta e le pareti dell'imponente scala principale d'accesso al palazzo, progettata da uno degli esponenti più famosi dell'architettura nissena dell'800, l'ing. Luigi Greco (peraltro dipendente dell'Ufficio tecnico provinciale). A lui si deve anche il progetto dell' aula consiliare, che ai lati della volta riporta effigiati tutti gli stemmi dei comuni dell'antica provincia di Caltanissetta (quando ancora comprendeva i comuni dell'Ennese) e le decorazioni dovute all'artista palermitano Giuseppe Cavallaro.
Al centro del soffitto il grande dipinto (10 x 5 metri circa) del pittore Salvatore Frangiamore di Mussomeli (1853-1915), realizzato nel 1902 e raffigurante Cicerone che perora ad Enna contro Verre: un tema suggeritogli dallo storico Giovanni Mulè Bertòlo, all' epoca segretario capo della Provincia.
Di autori non identificati sono gli affreschi delle volte delle sale che immettono all'Ufficio di presidenza, due dei quali riproducono panorami locali (il ponte Capodarso e il Castello di Pietrarossa), mentre gli altri sono ispirati a vari temi, anche mitologici.
Nella stanza del segretario generale (già sala della deputazione provinciale) sei grandi medaglioni affrescati ai lati del soffitto riproducono altrettanti personaggi illustri nisseni dei secoli scorsi: Camillo Genovese da Caltanissetta, Prospero Intorcetta da Piazza Armerina, Filippo Cordova e Gaetano Scovazzo da Aidone, Giuseppe Alessi da Castrogiovanni e Paolo Emiliani Giudici da Mussomeli.
Passando alle sculture, da segnalare innanzitutto le due di Michele Tripisciano nella stanza del presidente: la prima intitolata "Quei tempi non tornano più...", un mezzobusto in terracotta raffigurante il "primo studio dal vero di un vecchio settantacinquenne", per citare le parole incise dallo stesso autore dell'opera, realizzata a Roma nel 1883; la seconda è invece un mezzobusto raffigurante il Petrarca, che reca la data del 1875 (quando, cioè, lo scultore aveva appena 15 anni), conservata per tanti anni nell'Istituto provinciale "Umberto I”. Al Tripisciano è stato anche attribuito il gesso del "Bambino sdraiato" (corridoio antistante l'aula consiliare), con anno di realizzazione indicato nel 1913, cioè l'anno della morte dell'artista. Nello stesso corridoio è sistemato l'altorilievo in terracotta raffigurante "Il rimprovero di Socrate", di Vincenzo Biangardi (1860-1890), autore - assieme al padre Francesco - dei gruppi sacri del giovedì santo. Dello stesso autore è il bozzetto in gesso e legno del monumento funebre ad Ugo Foscolo, nella stanza del presidente.
Sorvolando su altre sculture di autori moderni, un riferimento infine ad alcuni quadri di ritrattisti dell'800. Del già citato Frangiamore si conserva (nella stanza del direttore generale) il ritratto di Giuseppe Giudici, deputato al Parlamento - che del pittore fu il mecenate, realizzato nel 1891 (opera replicata l'anno dopo per il Comune di Mussomeli).
Ad Andrea Castrogiovanni - anch'egli valente artista di origine palermitana - si devono invece i ritratti del barone Rigilifi (stanza del presidente del Consiglio provinciale) e dell' avvocato Tumminelli (stanza del segretario generale), quest'ultimo realizzato nel 1884.
(Testo a cura di Walter Guttadauria)
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medaglione illustre nisseno: Camillo Genovese
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